Quando ho iniziato Disegni Strani 1, non avevo aspettative precise. Il titolo mi incuriosiva, ma non immaginavo che mi avrebbe preso in questo modo. Già dalle prime pagine ho capito che non era il solito manga horror: qui non si tratta di spaventare subito, ma di farti entrare lentamente in qualcosa che non torna.
La sensazione iniziale è quasi tranquilla. Poi, senza accorgertene, iniziano a comparire piccoli dettagli strani. Niente di esplicito, niente di eclatante. Solo cose fuori posto. E più vai avanti, più capisci che quei dettagli non sono casuali. Anzi, sono il cuore della storia.
La cosa che mi ha colpito davvero è il ruolo dei disegni. Non sono semplici elementi visivi: diventano una specie di enigma. Mi sono ritrovato più volte a fermarmi, tornare indietro con gli occhi, cercare di capire se mi fosse sfuggito qualcosa. È una lettura che ti coinvolge attivamente, quasi ti costringe a partecipare. E questa cosa funziona tantissimo.
L’atmosfera è costruita in modo molto sottile. Non ci sono scene esagerate o momenti pensati solo per scioccare. Tutto è trattenuto, e proprio per questo riesce a risultare più inquietante. È quel tipo di disagio che cresce piano, senza fare rumore, ma che alla fine ti resta addosso.
Anche lo stile grafico mi ha convinto. È pulito, essenziale, ma quando serve riesce a diventare davvero disturbante. Ci sono alcune tavole che cambiano completamente il tono della scena con pochissimi elementi. Ed è lì che il manga dà il meglio: ti fa dubitare di quello che stai guardando.
Un altro aspetto che ho apprezzato è la struttura. Più che una storia lineare, sembra quasi un puzzle. I pezzi ci sono tutti, ma sta a te metterli insieme. Questa cosa rende la lettura molto più coinvolgente, ma allo stesso tempo potrebbe non piacere a tutti. Se cerchi una narrazione chiara e spiegata, qui potresti restare un po’ spiazzato.
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Devo essere onesta: il primo volume lascia diverse cose in sospeso. La premessa è fortissima, l’idea funziona davvero bene, però in alcuni momenti ho avuto la sensazione che il meccanismo fosse più interessante della parte emotiva. Non è un difetto enorme, ma si sente. Soprattutto verso la fine, avrei voluto qualcosa in più.
Detto questo, Disegni Strani 1 mi è piaciuto proprio perché prova a fare qualcosa di diverso. Non è il classico horror che punta tutto sullo shock, ma una storia che lavora sul dubbio, sull’interpretazione e su quella sensazione strana che non riesci a spiegare subito.
È uno di quei manga che non ti spaventano mentre li leggi… ma che continuano a tornarti in mente dopo.
