Kraken Mare 1 è uno di quei primi volumi che non partono in punta di piedi. Fin dalle prime pagine si capisce che l’obiettivo non è raccontare una semplice avventura spaziale, ma costruire un universo grande, sporco, pericoloso, dove la fantascienza si mescola con il mito, la religione, la sopravvivenza e il desiderio umano di spingersi sempre oltre.

Il manga, scritto da IZU, pseudonimo di Guillaume Dorison, e disegnato da Hagane, ovvero Massimo Dall’Oglio, arriva in Italia grazie a Star Comics. E già questo lo rende interessante: non capita spesso di trovarsi davanti a un’opera realizzata da autori europei e serializzata sulle pagine di una rivista giapponese importante come Afternoon di Kodansha. Però, al di là della curiosità editoriale, quello che conta davvero è una cosa sola: Kraken Mare funziona? Per me sì, anche se non è un volume immediatissimo.

Di cosa parla Kraken Mare 1

La storia è ambientata in un futuro in cui l’umanità è stata quasi annientata dal risveglio del Kraken, una creatura primordiale legata ai buchi neri. Tutto nasce dall’estrazione di risorse rare, in particolare l’etere nero, una sostanza preziosa ma terribilmente pericolosa. Dopo la catastrofe, queste estrazioni vengono vietate, ma in un universo dove le risorse scarseggiano e sopravvivere è sempre più difficile, c’è ancora chi decide di rischiare tutto.

Mi è piaciuto molto questo punto di partenza, perché non sembra solo un pretesto per creare azione. Dietro c’è un’idea forte: l’essere umano ha già visto l’abisso, ha già pagato un prezzo enorme, eppure continua a scavare dove non dovrebbe. È una fantascienza spettacolare, sì, ma anche abbastanza amara. In fondo Kraken Mare parla di potere, fame, paura e controllo.

Al centro del primo volume troviamo la nave mineraria Pulsar e una missione che sembra già condannata in partenza. Tra i personaggi spicca Eden, una giovane cuoca di bordo che inizialmente appare quasi fuori posto in mezzo a un equipaggio duro, ambiguo e abituato al rischio. Ma il manga lascia presto intuire che dietro di lei c’è molto di più. Il suo ruolo cresce pagina dopo pagina, fino a diventare uno degli elementi più interessanti del volume.

Consigliato da Mangaj

Kraken Mare 1

Un primo volume dal taglio sci-fi e avventuroso, con mostri marini, atmosfera da missione estrema e una protagonista dal design subito riconoscibile. Ideale se cerchi un manga visivamente potente, dinamico e con un immaginario diverso dal solito.

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Un primo volume denso, forse anche troppo

La cosa che ho sentito di più durante la lettura è la densità. Kraken Mare 1 mette tantissima carne al fuoco: il Kraken, l’Ecclesia, gli Scavenger, l’etere nero, i Red Sand, le missioni illegali, le differenze temporali, il passato dei personaggi, il culto nato intorno alla creatura. È un mondo ricco, affascinante, ma non sempre leggerissimo da seguire.

Non lo considero per forza un difetto, perché un’opera di fantascienza ambiziosa ha bisogno di basi solide. Però è vero che in alcuni momenti il volume corre molto. Alcuni passaggi sono bruschi, certe informazioni arrivano una dopo l’altra e bisogna prestare attenzione per non perdere pezzi importanti. Non è il classico manga da leggere distrattamente: richiede concentrazione.

La parte positiva è che questa complessità non sembra messa lì solo per fare scena. Ogni elemento dà l’idea di appartenere a un mondo più grande, già pensato oltre le pagine del primo volume. È come entrare in una storia che esisteva anche prima del nostro arrivo, e questa sensazione mi ha convinta.

Disegni: il vero impatto di Kraken Mare

Il punto più forte di Kraken Mare 1, per me, è il comparto visivo. Il tratto di Massimo Dall’Oglio è sporco, dinamico, pieno di energia. Non cerca una bellezza pulita e patinata, ma qualcosa di più ruvido, quasi fisico. Le navi, gli ambienti, i corpi, le ombre e gli spazi cosmici hanno peso. Si percepisce la materia, il metallo, il vuoto, il pericolo.

Ci sono tavole in cui lo spazio sembra davvero enorme, e altre in cui i neri diventano opprimenti. Questo contrasto funziona benissimo, perché Kraken Mare ha bisogno di far sentire il lettore piccolo davanti a qualcosa di gigantesco. Il Kraken non è solo un mostro: è una presenza quasi divina, un’entità che trasforma la fantascienza in qualcosa di più vicino al terrore cosmico.

Durante la lettura ho pensato più volte a certe atmosfere alla Blame!, ad alcuni scenari alla Akira, ma anche a un immaginario vicino a Dune per il rapporto tra potere, religione e risorse. Non perché Kraken Mare copi questi riferimenti, ma perché si muove dentro una fantascienza vasta, sporca e spirituale, dove la tecnologia non elimina la paura: la rende ancora più grande.

Eden è il cuore emotivo del volume

Quello che mi ha impedito di perdermi dentro tutte le informazioni è stata Eden. In un mondo così grande e complesso, lei diventa il punto a cui aggrapparsi. All’inizio sembra una figura fragile, quasi marginale, ma proprio questo rende interessante il suo percorso. Non è una protagonista che entra subito in scena urlando la propria importanza: la scopriamo poco alla volta.

Mi è piaciuto il modo in cui il manga lavora sul suo mistero. Non viene spiegato tutto subito, e questo crea una buona tensione. Eden porta con sé un passato, una doppia lettura del presente e una serie di connessioni che rendono la trama più personale. Senza di lei, Kraken Mare rischierebbe di essere solo un enorme affresco sci-fi. Con lei, invece, diventa anche una storia di identità, sopravvivenza e scelta.

Azione, religione e terrore cosmico

Un altro aspetto che ho apprezzato è il cambio di tono. All’inizio Kraken Mare sembra quasi una storia di estrazione illegale nello spazio, con un equipaggio che si muove ai margini della legge. Poi, però, il racconto si allarga e introduce elementi religiosi, politici e quasi mistici.

L’idea che il Kraken venga venerato come un dio è molto potente. Non siamo davanti soltanto a una creatura pericolosa, ma a un simbolo. Alcuni lo temono, altri lo adorano, altri ancora cercano comunque di sfruttare le risorse legate al suo mondo. Questa ambiguità rende l’universo narrativo più interessante, perché nessuno sembra completamente puro. Tutti hanno una motivazione, ma quasi tutti sono disposti a sporcarla.

Le scene d’azione funzionano soprattutto per energia e movimento. Sono intense, a volte caotiche, ma coerenti con l’atmosfera del manga. Personalmente avrei preferito qualche passaggio più respirato, perché in certi momenti succedono molte cose in poco spazio. Però il volume ha ritmo e non annoia mai.

Cosa mi ha convinta e cosa meno

La cosa che mi ha convinta di più è l’ambizione. Kraken Mare 1 non vuole essere un manga piccolo. Vuole costruire un universo, mettere in scena un mito, parlare di sfruttamento, fede, paura e sopravvivenza. Non tutto è perfetto, ma si sente una visione forte.

Mi hanno colpita soprattutto i disegni, l’atmosfera e la costruzione del mondo. Ho trovato molto riuscito anche il modo in cui il volume mescola fantascienza e spiritualità, perché il Kraken diventa qualcosa di più inquietante di un semplice nemico da affrontare.

Quello che mi ha convinta meno è la gestione di alcuni passaggi narrativi. Ogni tanto il manga salta da un evento all’altro in modo un po’ secco, e alcuni concetti avrebbero meritato più respiro. È un primo volume ricco, forse persino troppo generoso, e questo può spiazzare. Però preferisco un esordio che osa tanto, anche con qualche irregolarità, rispetto a un volume più ordinato ma senza personalità.

Kraken Mare 1 vale la pena?

Secondo me sì, soprattutto se amate la fantascienza cupa, i manga visivamente potenti e le storie che non spiegano tutto subito. Kraken Mare 1 è un primo volume che chiede fiducia, ma la ripaga con un immaginario forte e con una sensazione rara: quella di trovarsi davanti a un universo narrativo che ha ancora moltissimo da mostrare.

Non lo consiglierei a chi cerca una lettura semplice, leggera o immediata. Qui ci sono molti nomi, fazioni, concetti e sottotesti. Ma se vi piacciono le opere sci-fi dense, con un’estetica sporca e una vena quasi horror cosmica, allora questo primo numero può davvero fare al caso vostro.

Per me è un inizio molto promettente. Non perfetto, ma affascinante. E soprattutto diverso da molti manga che arrivano oggi in fumetteria. Kraken Mare 1 mi ha lasciato la sensazione di aver letto solo l’apertura di qualcosa di molto più grande, e questo, per un primo volume, è già un ottimo risultato.

Recensione Mangaj

Il mio voto

8/10

Un primo volume ambizioso, cupo e visivamente potentissimo. Qualche passaggio è denso, ma l’universo sci-fi incuriosisce davvero.

Consigliato da Mangaj

Kraken Mare 1

Un primo volume dal taglio sci-fi e avventuroso, con mostri marini, atmosfera da missione estrema e una protagonista dal design subito riconoscibile. Ideale se cerchi un manga visivamente potente, dinamico e con un immaginario diverso dal solito.

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