Non mi aspettavo che Un secondo addio 1 riuscisse a prendermi così in fretta. Pensavo di trovarmi davanti al classico manga mystery con dentro il solito gioco tra passato e presente, e invece mi sono ritrovata a leggere una storia che mi ha lasciato addosso soprattutto una sensazione di malinconia. È una di quelle letture che non puntano solo a incuriosirti con il mistero, ma che provano anche a toccare qualcosa di più emotivo.
La base della storia è già abbastanza forte di suo. C’è un’amicizia spezzata, una sparizione che continua a pesare anche dopo anni e un ritorno al passato che rimette tutto in discussione. Però la cosa che mi ha colpita davvero è che il manga non si limita a costruire suspense. Mentre andavo avanti con la lettura, avevo proprio la sensazione che il punto non fosse soltanto capire cosa fosse successo, ma anche osservare il peso dei ricordi, dei rimpianti e di tutto quello che resta in sospeso quando perdi qualcuno senza avere davvero una risposta.
Secondo me il punto di forza del primo volume è proprio l’atmosfera. C’è una tensione costante, ma non è mai urlata. Non cerca di impressionare a tutti i costi, e questa cosa l’ho apprezzata tantissimo. Anzi, in certi momenti funziona proprio perché resta trattenuto, quasi silenzioso. Ti lascia lì con quella sensazione di disagio sottile che cresce pagina dopo pagina, e per me è molto più efficace di tanti manga che cercano subito il colpo di scena grosso.
Anche il tema del viaggio nel tempo, che ormai non è certo una novità, qui mi è sembrato usato abbastanza bene. Non ho avuto l’impressione che fosse messo dentro solo per rendere la trama più complicata. Mi è sembrato piuttosto un modo per parlare di seconde possibilità, di errori, di cose che vorresti cambiare anche sapendo che forse non basterebbe. Ed è proprio questo aspetto che mi ha fatto entrare di più nella storia. Più che il meccanismo in sé, mi ha interessata quello che provoca emotivamente.
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I disegni li ho trovati molto adatti al tipo di racconto. Non sono quelli che ti travolgono per spettacolarità, ma accompagnano bene il tono del manga. Le tavole scorrono bene, i momenti più tesi arrivano nel modo giusto e in generale tutto ha un’aria un po’ cupa, sospesa, che si sposa bene con la trama. È uno di quei casi in cui la parte grafica non deve strafare per funzionare.
Se devo essere sincera, l’unico vero limite che ho sentito è che alcune dinamiche sanno di già visto. Il mix tra mistero scolastico, trauma del passato e ritorno indietro nel tempo non è qualcosa di davvero nuovo, e in certi passaggi questa familiarità si sente. Però non mi ha dato fastidio più di tanto, perché il manga riesce comunque a tenere viva la curiosità. Non l’ho trovato originale in senso assoluto, ma abbastanza coinvolgente da farmi venire voglia di continuare.
La cosa migliore, alla fine, è che Un secondo addio 1 mi ha lasciata con una voglia reale di leggere il seguito. E per me è sempre un buon segno. Quando chiudo un primo volume e mi resta addosso sia la curiosità per la trama sia una certa partecipazione emotiva, vuol dire che qualcosa ha funzionato davvero. Qui è successo. Non credo sia il manga più sorprendente che abbia letto ultimamente, però ha una sua sensibilità, una sua atmosfera e un modo abbastanza delicato di raccontare dolore, amicizia e perdita.
